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14 marzo 2018 Commenti (0) Visualizzazione: 1405 Stelle in evidenza, in primo piano, News, Salute

BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI: LE NUOVE STRATEGIE

I batteri stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici.  Oltre 500 mila casi nuovi in tutto il mondo (secondo l’OMS). Occorrono nuove strategie e iniziative (come quella del progetto Ocra – Osservatorio Campano delle Resistenze agli Antibiotici) per sensibilizzare i medici di famiglia, i farmacisti e i pazienti. Come ci spiega il professor Roberto Mattina, microbiologo dell’Università degli Studi di Milano.

 

Pochi giorni fa l’OMS  ha confermato oltre 500 mila casi, in tutto il mondo, di resistenza accertata agli antibiotici (ma sarebbero molti molti di più quelli ‘non dichiarati’). I microbiologi italiani avevano già lanciato l’allarme nel 2015,  in occasione della Giornata Europea dell’Antibiotico. Negli Stati Uniti, nel 2016, lo stesso Presidente Barack Obama aveva sollevato il problema: contro i batteri ultra resistenti agli antibiotici occorrono nuovi farmaci (per questo, aveva stanziato 1,2 miliardi di dollari in 5 anni).

Eppure, attualmente le iniziative e gli investimenti sulla ricerca in Italia sono ancora ridotti al minimo (ormai si parla solo di vaccini) mentre salgono i rischi di ritornare a un’era pre-antibiotica in cui si moriva di polmonite e di altre malattie di origine batterica, adesso sotto controllo grazie all’uso degli antibiotici.
Secondo l’«European Center for Diseases Control», l’Italia è ai primi posti tra i Paesi europei con la più alta percentuale di resistenze batteriche. In Italia, l’allarme è  soprattutto per la specie batterica Klebsiella pneumoniae che è resistente a quasi tutti gli antibiotici disponibili, inclusi i carbapenemi; tanto che il nostro Paese ha il più alto tasso di rischio in Europa, insieme a Grecia e Romania.
Abbiamo chiesto, quindi, al professor Roberto Mattina, durante un incontro con i giornalisti (su “Microbi: untori o vittime? Le resistenze batteriche agli antibiotici”), quali sono le strategie utili e vincenti, per medici e pazienti, contro l’invasione dei super germi.

BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI: ECCO LE NUOVE STRATEGIE

Professor Mattina quali sono i primi passi da compiere per prevenire e combattere i batteri-resistenti? 

“È fondamentale un impegno coordinato tra microbiologi e medici per tenere sotto controllo il fenomeno e utilizzare nel modo più mirato ed efficace gli antibiotici che abbiamo a disposizione. Capita spesso che gli antibiotici, proposti ai pazienti, non siano adatti a debellare specifici ceppi batterici o vengano utilizzati per curare infezioni sostenute da virus. Quindi, la cura non solo diventa inefficace, ma rischia di uccidere i batteri buoni che albergano nel nostro organismo e rendere ancora più resistenti quelli patogeni, che causano la malattia”, afferma il professor Mattina, docente di microbiologia all’Università di Milano e alla Scuola di specializzazione della Facoltà di Medicina. “Inoltre, per prevenire e rallentare l’insorgenza di ceppi antibiotico-resistenti, occorrerebbe un uso più prudente e appropriato degli antibiotici e, nei limiti del possibile, alternare le diverse classi di antibiotici che sono usati con maggior frequenza. Non avendo nuovi farmaci a disposizione, si potrebbero riscoprire anche i “vecchi” antibiotici , che sono tornati ad essere efficaci, perché non utilizzati da anni”.

Chi non usa mai gli antibiotici (o li prende raramente) è più resistente ai batteri?

“Il problema non riguarda il nostro organismo e gli antibiotici, ma il batterio patogeno e l’antibiotico. Pertanto se una persona non ha mai preso un antibiotico può essere infettato da un batterio che è stato a contatto con numerosi antibiotici e ha sviluppato un’elevata resistenza che lo renderà difficilmente eradicabile anche in una persona che non ha usato questi farmaci”.

Che cosa consiglia a chi deve iniziare una cura antibiotica? 

“Il primo passo è farsi prescrivere dal proprio medico un valido antibiotico evitando l’autoprescrizione o la prescrizione suggerita dal vicino di casa o dal farmacista. Il medico quando prescrive una terapia antibiotica può farlo in modo mirato, cioè richiedendo un esame microbiologico che indicherà il batterio patogeno responsabile dell’infezione e gli antibiotici che in laboratorio risultano efficaci. Oppure, ed è quello che sul territorio avviene più frequentemente, in modo empirico ipotizzando quali microrganismi possono essere responsabili di quel processo infettivo e le resistenze che questi hanno sviluppato nei confronti degli antibiotici. Da qui l’importanza di istituire degli osservatori per monitorare a livello locale l’andamento delle resistenze batteriche. Ricordo, inoltre, che gli antibiotici non vanno presi come se fossero dei farmaci sintomatici (per esempio, gli analgesici), ma bisogna assumerli attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del medico curante in termini di posologia, intervallo puntuale tra le dosi e durata del trattamento”. Il consiglio è quindi di prenderli sempre alla stessa ora, no a ritardi di 1/2 ore. Inoltre, se la cura dura 5-7 giorni non bisogna bloccarla prima, per non renderla inutile e/o dannosa.

Che cosa possono fare i medici di famiglia per aiutarci a combattere i super batteri?

“Bisogna creare una rete di medici di famiglia in grado di monitorare sul territorio questo fenomeno, come è avvenuto con il progetto O.C.R.A. (Osservatorio Campano alle Resistenze agli Antibiotici) in Campania, che ha riunito 700 medici di famiglia che hanno in cura una popolazione di otre 730.000 pazienti adulti. Con loro è stato possibile verificare l’appropriatezza prescrittiva di questi farmaci e in diversi casi si è notata una prescrizione di antibiotici per patologie virali contro le quali l’antibiotico non ha alcuna efficacia. Conoscendo la distribuzione delle resistenze batteriche sul territorio, il medico può mettere in atto alcune strategie per arginare questo fenomeno ed impedire che gli antibiotici smettano di essere efficaci. Il medico dovrà prescrivere gli antibiotici quando sono effettivamente necessari e, nei limiti del possibile, alternare con buon senso le diverse classi di antibiotici” prosegue Mattina.
“Credo che sia un impegno fondamentale, per tutte quelle figure coinvolte in questo fenomeno (medici, pazienti, farmacisti, veterinari, mass media), adoperarsi per porre un argine a questo fenomeno. Il problema riguarda anche gli allevamenti. Un rapporto del Ministero della Salute del 2016 rivela la presenza di livelli preoccupanti di antibiotico-resistenza nelle carni di pollo. Bisogna, quindi, augurarsi di non tornare a vivere in un’epoca dove gli antibiotici non saranno più in grado di agire”, conclude il professor Mattina.

 

 

 

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