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18 Agosto 2015 Commenti (0) Visualizzazione: 850 Stelle Salute

L’avvocato risponde sui casi di malasanità

NEONATO CON GRAVI MALFORMAZIONI: E SE FOSSE COLPA DELLA MADRE?

“Quest’estate, ho letto sul giornale la vicenda della donna incinta che, non aveva fatto alcun esame specifico durante la gravidanza, e poi ha partorito un neonato con gravi malformazioni (il bimbo è stato poi rifiutato dalla madre). E’ mai possibile che una donna nel 2015 non sia mai stata da un ginecologo o non abbia mai fatto un’ecografia? Lo Stato può condannare una donna che non ha protetto la vita del nascituro?

(Caterina,39 anni)

Il recente episodio della bambina non riconosciuta dai genitori poiché nata con gravi malformazioni, pone gravi problemi morali e giuridici. Innanzitutto va detto che anche se i genitori non riconoscono un figlio sono obbligati a provvedere al suo mantenimento dalla nascita (come ha ripetutamente affermato la Cassazione). Si è letto che la madre, residente in una città della provincia di Alessandria, non aveva effettuato i controlli in gravidanza e, purtroppo, solo pochi giorni prima del parto si è presentata all’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino, dove ha scoperto una grave malformazione al feto, precisamente al tubo neurale.
Ora, astenendosi da ogni giudizio morale sulle scelte dei genitori; la madre ha ignorato le pur minime regole di comportamento rispettoso della salute del feto. La semplice assunzione di acido folico e i normali controlli in gravidanza forse avrebbe evitato problemi gravi alla bambina, come affermato dal Professor Enrico Bertino, direttore di Neonatologia dell’università di Torino.
La legge non impone doveri di controlli in questo senso ai genitori, per non disincentivare alla procreazione, e non entrare nelle scelte soggettive dei genitori, ma offre un variegato sistema di incentivi ai controlli che tutelino una maternità responsabile e la salute del nascituro. La prevenzione è gratuita per tutte le mamme in attesa.

Ecco cosa offre la legge per la tutela del nascituro

Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro con un trattamento economico che tuteli la intera retribuzione.

La visita ginecologica è gratuita se effettuata presso un ginecologo che opera in strutture pubbliche, come gli ospedali o i consultori, il medico potrà ordinare, sempre gratuitamente gli esami del sangue e delle urine.

Le ecografie del primo, secondo e terzo trimestre sono gratuite,. Nelle strutture pubbliche, per le donne di età superiore a 35 anni che abbiano un rischio aumentato di patologie cromosomiche (ad esempio un test di screening positivo) è gratis anche l’amniocentesi.

SCAMBIO DI REFERTI 

Ho eseguito una pet per valutare, dopo un’operazione di tumore, se era andato tutto ok o se c’erano delle recidive. Il risultato è stato tremendo: linfonodi sparsi ovunque. Mi è caduto il mondo addosso. A casa riprendo il foglio del referto e mi accorgo che, anche se il mio nome e il mio cognome sono corretti, la data di nascita non combacia con la mia. Mi informo e scopro che sono stati scambiati i referti. Si scusano, ma è un errore che poteva cambiare il corso della mia vita: come posso rivalermi? 

Giulia (51 anni) 

Lo scambio di referti è un caso di errata diagnosi. Nella situazione che descrivi però il danno non esiste perché ti sei accorta immediatamente dello scambio e quindi non hai subito interventi o terapie invasive determinati dall’errore, né hai avuto una sofferenza psichica depressiva riconducibile al fatto.

Nelle cause civili è, infatti, necessario che ci sia un danno (nel tuo caso, un’operazione non necessaria o una cura non dovuta che avrebbero potuto creare danni al tuo fisico oppure uno stato di depressione permanente o temporanea causata da una diagnosi sbagliata). L’immediata presa di coscienza dell’errore da parte tua non ha permesso si determinassero conseguenze dannose come quelle descritte, ma può aver comunque prodotto un personale, comprensibile e grave turbamento. Ma su cui non puoi rivalerti nei confronti dell’Ospedale.

NON SI TROVA LA MIA CARTELLA CLINICA

Dopo un anno da un’operazione ortopedica  ho chiesto in ospedale la copia della mia cartella clinica: all’inizio  mi hanno chiesto i motivi per cui volevo avere questo documento, poi hanno effettuato dei controlli, si sono scusati e mi hanno riferito che, purtroppo, nel mio caso non esiste la cartella clinica perché non è stata compilata.  Chi è il responsabile? Stefania M. (Roma)

La cartella clinica è un documento che garantisce la compiuta attuazione del diritto alla salute previsto all’art. 32 della nostra Costituzione. Data l’ampiezza della tutela di questo diritto fondamentale, il documento in questione deve essere consegnato senza ritardo e il paziente che lo richiede non è tenuto a esplicitare le ragioni della domanda che possono essere legate alla prosecuzione delle cure e alla necessità di ricostruire l’appropriatezza degli interventi. La responsabilità della sua regolare compilazione e conservazione (prima della trasmissione all’archivio dell’ospedale) grava sul primario mentre il direttore sanitario è responsabile della custodia della documentazione clinica nel momento in cui questa giunge all’archivio dell’ospedale. Secondo una recente sentenza della Corte di Cass. Pen. n. 6075/2015 il primario che non compila e non controlla l’operato dei suoi collaboratori nella realizzazione della cartella clinica commette il reato di omissione di atti d’ufficio previsto dall’art. 328 del codice penale. In quest’ottica, il primario che sovraintende il reparto diventa, quindi, responsabile della tenuta dei documenti del paziente del suo reparto.

 

 

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