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8 Marzo 2016 Commenti (0) Visualizzazione: 1358 Stelle in evidenza, Le notizie della settimana, News

8 MARZO 2016: FORZA DONNE CAMBIAMO LE REGOLE!

Una giornata importante per tutte le donne. Una giornata per riflettere sul nostro futuro e sul rapporto con gli uomini. Ecco l’opinione di Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, giornalista e membro del Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo.

“Mai l’otto marzo fu più importante, significativo, duro e, se le donne veramente vogliono, innovativo e innovatore, come questo otto marzo 2016. Poiché mai, fino ad ora, è stato così chiaro che, proprio attorno alle donne e ai corpi delle donne, intorno alla loro effettiva emancipazione e liberazione, si giocano i destini del mondo e il futuro stesso del pianeta. Ma anche, mai fu più evidente che forze antiche ed oscure, aberranti potentati politici e religiosi, vogliono, invece, mantenere inalterate e, anzi, far regredire le condizioni di vita di tante bambine e donne che, nel mondo, subiscono ancora mutilazioni (150 milioni sono le bambine infibulate!), violenze, abusi, mercificazioni e schiavizzazioni, feroci repressioni della libertà e della possibilità di essere autonome, di lavorare, di studiare, di esprimersi sentimentalmente, sessualmente, creativamente. Si tratta, infatti, del reiterarsi di folli ortodossie maschiliste che sfruttano, ancora oggi ma già da miliardi di anni, la religione, per imporre la drastica eliminazione di ogni libertà mentale e fisica delle donne. Quasi a voler esorcizzare, soprattutto con l’invidioso controllo di quel grembo che dà vita alle forme della vita, l’angoscia di morte che sovrasta l’impotenza di un maschile, suicidario e omicidario, votato alla morte e alla distruzione, per detenere un potere sterile e autodistruttivo. Pertanto, mai la nostra festa fu un più chiaro monito agli uomini e alle donne stesse, sulla necessità di un “radicale” cambiamento della condizione femminile nel mondo.
Si tratta, allora, di battersi non solo per i diritti umani e per quelli dei bambini (Convenzione Onu 20 novembre 1989) ma, anche e soprattutto, contro la discriminazione di genere e la violenza alle donne (Convenzione di Istanbul 11 maggio 2011). Infatti, il cambiamento non è possibile, se non si tiene conto di ciò che le donne, in famiglia, nel sociale, legalmente, culturalmente, spiritualmente, hanno già ottenuto, lottando e pagando, anche con le persecuzioni, l’esclusione e, perfino, con la morte. Bisogna, allora, cominciare da questo patrimonio di esperienze e di vittorie, per fare in modo che il mondo tutto si mobiliti per sancire il rispetto e i diritti di chi dà vita alle forme della vita e ai bambini. La storia di ciascuno di noi, infine, è legata ad un profondissimo rapporto con una donna: la madre”.

Testo di Maria Rita Parsi

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