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19 Aprile 2017 Commenti (0) Visualizzazione: 578 Stelle Le notizie della settimana, Salute

PAPILLOMA VIRUS: ANCORA DUBBI PER GLI EFFETTI COLLATERALI

Il servizio di Report su Rai3, lo scorso lunedì 17 aprile, ha messo letteralmente il dito nella piaga, scatenando l’ennesima discussione sull’utilità del vaccino “non obbligatorio” per combattere il Papilloma virus umano (che causa il tumore alla cervice uterina), consigliato dai medici alle ragazze di 12 anni e gratuito in Italia dal 2007.

Il vaccino è stato approvato dall’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) che ne ha accertato la validità scientifica e l’utilità. Eppure, nonostante le numerose prove di efficacia e sicurezza all’estero e in Italia (uno dei Paesi che maggiormente sostiene l’efficacia e la validità del vaccino), gli effetti avversi dopo la somministrazione del vaccino HPV non mancano.

In Danimarca, circa 1.300 adolescenti vaccinate per l’Hpv si sono rivolte a cinque centri specializzati del Paese dopo aver riportato questi 2 sintomi: la sindrome dolorosa regionale complessa (Crps), ossia un dolore cronico agli arti; la sindrome da tachicardia posturale (Pots), che fa aumentare la frequenza cardiaca in modo anomalo cambiando la posizione del corpo, da seduti a in piedi (dati tratti dal corriere.it)

In Giappone, il vaccino per HPV non è più obbligatorio dal 2013, proprio a causa delle numerose segnalazioni ricevute dalle giovani pazienti per i suoi effetti collaterali. La vaccinazione ha subìto così un forte calo di somministrazioni in questi ultimi anni.
La paura di vaccinarsi viene data, dai medici e dalla classe politica, alle fake news pubblicate su blog e social …  che demonizzano vaccini e farmaci.

Ma attenzione gli effetti collaterali di alcuni vaccini non sono una bufala, ci sono e vanno affrontati. Come? Magari offrendo maggiori informazioni sui farmaci utilizzati in ciascun Paese, sui sintomi post vaccino, sulla durata del vaccino e la sua somministrazione (in Inghilterra le dosi sono 3 e proteggono dal virus 10 anni; in Italia, in 2-3 dosi in 6 mesi  o 2 dosi entro i 14 anni, con una copertura di circa 5 anni). Insomma, noi donne vorremmo avere molte più ricerche scientifiche, realizzate in autonomia dalle Agenzie del farmaco di ciascun Paese, insomma di una farmaco-vigilanza attiva, di studi indipendenti e approfonditi. E  non basarci solo sulle ricerche delle Case farmaceutiche che producono i vaccini.
La percezione che abbiamo (sopratutto, quando è in gioco la nostra salute) è che non sia purtroppo così…

 

 

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