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5 Febbraio 2019 Commenti (0) Visualizzazione: 4775 Stelle Beauty News, Fitness & Beauty, in evidenza, Novità, Senza categoria

CURE PIÙ EFFICACI CONTRO LA ROSACEA

Quando colpisce il viso crea un grandissimo imbarazzo. Ecco quindi le strategie medico-estetiche per curare quello strano “rossore” che imbarazza donne (e uomini).

C’è uno strano rossore al viso che imbarazza. Non è certo uno di quei ‘flush’ temporanei che avvampano il volto e che possono esprimere una forte emozione di paura, rabbia improvvisa, eccitazione, ma il rossore cronico che veste il viso di una sottile ragnatela, perenne, imbarazzante, vergognosa, talvolta mortificante fino alla depressione. Sono questi gli stati d’animo che accompagnano la rosacea, una condizione di ‘rossore patologico’ al volto dovuto a una dilatazione permanente dei piccoli capillari del viso. Un rossore che è malvisto e mal accettato sia da chi se lo vede quotidianamente dipinto sul suo volto, sia da chi lo osserva nel prossimo. Oggi, però, la rosacea è meglio gestibile grazie alle innovazioni terapeutiche, già disponibili, e di comprovata efficacia.

In 7 mila per sapere cosa si prova ad avere un viso “arrossato”. E’ questo infatti il numero di partecipanti a un ampio studio, il ‘Face Value: Global Perception Survey’ pubblicato sulla rivista Dermatology & Therapy, che ha coinvolto 8 diverse nazioni, allo scopo di valutare l’impatto del rossore a livello emotivo, personale e sociale. È bastato mostrare ai testati delle fotografie di un volto in condizioni di normalità e poi ritoccato al computer sui toni del rosso, per tirare somme poco confortanti perché i portatori di rossore sono vittime non solo di sintomi fisici, ma anche oggetto di pregiudizi e stime negative, tutti fattori di continuo stress e sfide psicologiche. «L’immagine di un volto con rossore – commenta Giuseppe Micali, direttore della Clinica Dermatologica di Catania e coautore dello studio – è penalizzante rispetto allo stesso volto senza eritema, o in assenza di una condizione che ne alteri il naturale colorito». Una percezione che non ha solo una valenza estetica: «Il colore scarlatto del viso – aggiunge Katia Vignoli, psicoterapeuta e esperta in medicina psicosomatica – nell’immaginario collettivo si correla a una scarsa capacità di governare appetiti, mangerecci-beverecci e/o sessuali, ed emozioni con la conseguente disapprovazione sociale. Il rossore viene dunque interpretato come il tentativo estremo di proiettare all’esterno, sulla pelle, situazioni considerate scomode o minacciose che si vogliono nascondere e che paradossalmente si palesano poi in maniera molto evidente sul volto che non può nascondere o tradire emozioni».

Una verità solo parziale. Non è sempre voluttuosità, perché talvolta quel rossore, socialmente mal interpretato, denuncia un problema cutaneo da non sottostimare: la rosacea. «Si tratta di una condizione determinata da una eccessiva dilatazione dei vasi sanguigni e dunque di un maggiore afflusso di sangue nella pelle, il quale – spiega il dermatologo Antonino Di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano – può avere svariate conseguenze che vanno da un invecchiamento precoce della pelle per la minore produzione di collagene ed elastina, fino all’eccessiva stimolazione delle ghiandole sebacee e sudoripare che a loro volta sollecitano la crescita di una acaro cutaneo (Demodex folliculorum), ritenuto fra i responsabili principali della rosacea».

Buone notizie terapeutiche. Niente più (o non solo) trucchi ‘camouflage’, espediente a cui fino ad ora dovevano ricorrere le donne, principali vittime della rosacea per via di una predisposizione genetica e forse anche di una componente ormonale non ben identificata, ma terapie efficaci in tutte la fasi della rosacea. Da quelle più lieve o moderate, caratterizzate da capillari ben vistosi e rossi (telengectasie) fino a quelle più gravi con pustole e/o patule sul viso. «Nelle fasi iniziali della rosacea, quelle eritematose – dichiara Aurora Parodi, direttore dell’UOC Clinica dermatologica dell’AOU San Martino di Genova – è possibile utilizzare una crema (brimonidina) che ha un effetto vasocostrittore, restringe cioè i vasi dilatati. Si applica sul volto di giorno, ha un’azione rapida e il suo effetto di controllo sul rossore dura 6-8 ore circa, permettendo in questo modo di vivere più tranquillamente (senza il timore di arrossire anche in caso di situazioni stressanti) la quotidianità, una serata o un evento importante». Mentre per le fasi più avanzate della rosacea sono disponibili due opzioni: un antibiotico (doxiciclina) che utilizzato a basso dosaggio, anche per lungo periodo e senza effetti collaterali, si è dimostrato un efficace antinfiammatorio in grado di bloccare anche la produzione di enzimi responsabili dei processi che scatenano il rossore; e poi un anti-acaricida (ivermectina) che attacca il microrganismo, e ha un effetto antinfiammatorio.

Attenzione agli stili di vita. Il primo nemico della rosacea è il calore: dunque niente ambienti surriscaldati e/o repentini sbalzi di temperatura dal freddo eccessivo al caldo che richiamano in una frazione di pochissimi secondi, quantità enormi di sangue anche al volto. «Per ovviare a questo problema – raccomanda Di Pietro – prima di entrare in un ambiente con 25°C, provenendo dal freddo esterno, posizionare le mani calde, tenute in tasca o nei guanti, sul volto per qualche minuto». No anche a cibi piccanti o speziati, a bevande troppo calde che accendono i bollori, a una attività fisica troppo intensa o a una eccessiva attività sessuale. E con il sole che fare? Oltre a fare uso di creme schermanti che proteggono dai raggi ultravioletti, per far fronte agli infrarossi, è bene alternare l’esposizione al sole a un po’ di ombra e nebulizzare di tanto in tanto la pelle con dell’acqua fresca. «Utili espedienti – conclude Di Pietro – che consentono di abbassare la temperature della pelle». Banditi anche il fumo, i prodotti cosmetici irritanti (anche quelli con cui vanno rimossi i camouflage), gli stress emotivi e soprattutto il ‘fai-da-te’ che possono peggiorare la rosacea.

Testo di Francesca Morelli

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