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27 Maggio 2020 Commenti (0)

LA PAURA AL TEMPO DEL COVID-19

Perché sta aumentando la paura verso “nuovi nemici” ? E come affrontarla durante la Fase 2 dell’emergenza Covid-19? Ecco i consigli della psicoterapeuta sulla gestione delle emozioni negli adulti (soprattutto over 40).

La paura è un’ emozione atavica e primaria, scaturisce dal cervello rettileo, e rappresenta la risposta spontanea a un pericolo reale esterno. Negli esseri umani il pericolo può anche venire dall’interno e, a volte, è addirittura l’anticipazione di una paura solo immaginata e non reale” afferma la psicologa Gessica Marengo*. “La risposta difensiva, inoltre, si può articolare in tre direzioni: l’attacco del nemico o la fuga oppure la paralisi (come reagite davanti a un leone nella savana?).

La risposta dipende dalla parte rettilea del cervello che comunica con l’amigdala, centralina di comando delle emozioni che, a sua volta, dialoga con le cortecce frontali di più recente formazione, per modulare il comportamento di risposta allo stimolo… Se il pericolo non fosse il leone, ma il Covid, questo meccanismo di difesa è in grado anche di tenere conto delle regole sociali e relazionali”.

Come tenere a bada la paura?

“Freud disse “che tutti noi ad un certo punto della nostra vita barattiamo un po’ di felicità in cambio di un po’ di stabilità”, soprattutto dopo una certa età. In genere, quando siamo molto giovani la sentiamo in gola, come una stretta che non ci fa respirare, prima delle interrogazioni a scuola o quando dobbiamo nascondere qualcosa ai nostri genitori. Poi col passare degli anni acquisiamo sempre nuove e maggiori certezze che vanno a stratificarsi, costruendo così una certa sicurezza in noi stessi. Certo molto dipende dall’ambiente e dal feed-back che esso ci rimanda di noi e delle nostre azioni. Purtroppo, oggi la società e le relazioni, avendo perso genuinità, rischiano di dare spesso rimandi perversi e fuorvianti.

Nella fase centrale della vita diventiamo un po’ più sordi alla paura per via dell’esperienza. Questo, però, può condurci a sottostimare alcuni pericoli e le relative conseguenze; infatti, se pensiamo agli errori della nostra vita, spesso sono dovuti proprio a un eccesso di sicurezza o una ridotta capacità di critica o ancora a una minore percezione della paura. Da anziani, invece, torniamo ad essere nuovamente vulnerabili: perdiamo le forze fisiche, le energie diminuiscono e ci sentiamo più fragili (ecco perché il Covid spaventa di più le persone over 70).

Il mondo digitale ha favorito le paure?

“L’avvento di tecnologia, della domotica, dei digital devices ci hanno offerto un maggior controllo e  prevedibilità dei rischi (ci sentiamo più sicuri a viaggiare con lo smartphone o il tablet): siamo sempre connessi e troviamo sempre la strada per tornare a casa. Purtroppo, oggi c’è un “ma”, un imprevisto che si chiama Coronavirus” afferma Marengo.

“Negli ultimi mesi tutto il nostro ben prevedibile ed equilibrato assetto si è sgretolato. Siamo tornati a sentire quel nodo in gola, scatenato dalla paura. Il cuore batte forte, manca il fiato e una sensazione di panico si impossessa di noi. In poche parole, perdiamo stabilità e lucidità: siamo paralizzati.

Quindi è molto importante considerare età, capacità tecnologica e storie individuali per sapere come affrontare le vecchie e nuove paure”.

La paura, al tempo del Covid, è diversa?

Se pensiamo al Coronavirus e a tutte le cose tremende che ha portato con sé, assolutamente sì. Le paure dell’alta mortalità, la contagiosità imprevedibile ed ingestibile, la scarsa risposta del tessuto sanitario nel momento di maggio contagio, l’impreparazione generale nel dare risposte immediate e certe per contenerlo, hanno prodotto esperienze altamente traumatiche. Tutti noi abbiamo perso un parente o un amico o sentito comunque che la morte era lì, vicino a noi. A ciò si aggiungono altri tre importanti fattori: 1) la consapevolezza di non riuscire a scappare per evitarlo perché non c’è angolo del mondo esente dal virus; 2) non lo vediamo quindi non sappiamo come evitarlo; 3) non avendo al momento farmaci realmente efficaci ne vaccini, non possiamo nemmeno attaccarlo. Quindi oltre all’effetto freezing, ci troviamo in una posizione di stallo, di assoluta passività, ovvero di IMPOTENZA. Che si somma alla paura fisiologica. Un mix altamente ansiogeno”.

Quali persone faranno più fatica a recuperare fiducia e serenità?

Certamente quella fra i 40 e i 60 anni, in quanto al momento rappresenta la fascia di popolazione italiana su cui grava il maggior carico di produttività. Soprattutto se pensiamo alle donne-mamme-lavoratrici tra i 40 e i 48enni. Sono quelle più penalizzate dal ‘doppio turno’, tra le mansioni dentro e fuori casa, con i figli di varie età, da accudire a casa a tempo, organizzare spesa, pranzi-cene e i lavori domestici, oltre a lavorare allo stesso tempo e negli stessi spazi con lo smart working… L’esaurimento fisico e mentale è prevedibile”.

 Cosa fare per combattere la paura e riprendere in mano la nostra vita?

“Anzitutto mantenere la consapevolezza dei rischi del Covid, che ormai conosciamo bene, e non abbassare la guardia. Poi, mantenere un ritmo di vita quotidiana regolare (pasti-sonno-attività fisica) bilanciando bene le energie fisiche e mentali. Avere il coraggio di chiedere un aiuto in casa a figli e partner: suddividere i compiti (chi apparecchia e sparecchia la tavola, chi stende e ritira il bucato, chi segue le lezioni zoom dei figli, chi va a fare la spesa, etc.). Ovvero, imparare a delegare, per evitare di arrivare stremate la sera. La paura e gli attacchi di panico hanno vita facile su chi ha esaurito le energie fisiche e mentali”.

Infine, per chi volesse fare un lavoro più approfondito su di sé, consiglio di connettersi con la propria declinazione relativista, ovvero la propria soggettività con tutte le varianti soggettive del caso: il nostro carattere, il tipo di relazioni che intratteniamo e il tipo di attività lavorativa che svolgiamo, la rete  sociale e il nostro lifestyle e per le donne, il fattore menopausa. Questo incide molto sulla stabilità dell’umore, del rapporto con il cibo e gli amori.

A cosa serve la declinazione relativista?

“Serve a combinare le proprie risorse interne in un mosaico ad hoc, a progettare una ripresa su misura, come un abito. Perché è proprio nella infinita ri-combinazione di tutte queste variabili che si annida l’antidoto migliore alla paura attuale e legata alla fascia di età. Come dire: se ti conosci, la eviti meglio…”.

*Gessica MarengoPsicologa Clinica e Forense, Psicoterapeuta, Criminologa, Coordinatrice Genitoriale, Perito e CTU del Tribunale di Milano, Membro Società Italiana di Criminologia. Associata A.I.CO.GE.
www.centroclinicoweller.com

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