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24 Settembre 2021 Commenti (0)

SVEZZAMENTO NEONATI: NON CI SONO CIBI PROIBITI

IL MOMENTO MIGLIORE PER LO SVEZZAMENTO E I CIBI SOLIDI CHE PUO’ MANGIARE IL BEBE’

 

Quando iniziare lo svezzamento? È possibile far provare qualsiasi alimento ai bambini nell’alimentazione complementare? Alimentazione complementare e autosvezzamento sono la stessa cosa? A queste e a molte altre domande risponde il Documento intersocietario sull’Alimentazione complementare promosso dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la Società Italiana Di Nutrizione Pediatrica (SINUPE), la Società Italiana Developmental Origins of Health and Disease (SIDOHaD).
Il Documento, promosso da Margherita Caroli e Andrea Vania, entrambi pediatri esperti in tema di nutrizione, a cui hanno lavorato ben 52 esperti, è stato presentato e discusso oggi nel corso della seconda giornata del 33 esimo Congresso nazionale della SIPPS, dedicato al tema “Mete vicine… tra sguardi ancora ‘distanti’”, in corso fino al 26 settembre a Caserta e in streaming.

Qual è quindi l’età giusta per introdurre un’alimentazione complementare?

“Un dato ormai acquisito è che l’alimentazione complementare non deve iniziare prima dei quattro e dopo i sette mesi, perché dopo quell’età il solo latte diventa insufficiente per il bambino e perché andando oltre diventa più difficile abituarlo a un’alimentazione diversa. L’incertezza ancora esistente – ricorda Maria Carmen Verga, segretario della SIPPS- è se sia il caso di cominciare l’alimentazione complementare tra quattro e sei mesi oppure a sei mesi compiuti. Dalla revisione della letteratura che abbiamo effettuato, abbiamo rilevato che anticipare questa alimentazione prima di sei mesi compiuti non porta alcun vantaggio al bambino e gli toglie una quota di latte materno che- tiene a ricordare la pediatra SIPPS- non serve solo ad alimentarlo ma a fornirgli elementi noti e ignoti utili anche allo sviluppo cerebrale, all’immunità e a tante altre funzioni. Quella di mantenere l’allattamento esclusivo fino ai sei mesi e dare quanto più latte materno possibile è dunque una raccomandazione forte.
Nel caso dell’allattamento con formula, la raccomandazione è meno categorica perché la formula non ha tutti i vantaggi del latte materno. Anche in questo caso, tuttavia, è bene mantenere solo il latte fino ai sei mesi perché sostituirne una parte con la pappa significa dare calorie in più che non sono necessarie se il bambino sta crescendo bene”.

L’Alimentazione è diversa per i bimbi allattati al seno o con latte “artificiale”

 “La differenziazione dell’alimentazione complementare a seconda che il bambino prenda latte materno o formula. Quest’ultimo infatti- spiega Maria Carmen Verga- è molto ricco di proteine, quindi nel momento in cui si introduce l’alimentazione complementare si può evitare di dare la carne, perché sappiamo che un eccesso di proteine può essere dannoso. Nel caso del latte materno, invece, un ulteriore apporto proteico può essere utile”.

Dopo aver fatto chiarezza nei significati di terminologie come ‘autosvezzamento’ e ‘alimentazione responsiva’, la pubblicazione approfondisce proprio quest’ultimo argomento. “L’alimentazione responsiva- chiarisce il segretario della SIPPS- recepisce i

Attenzione ai segnali di fame e di sazietà del bambino…

 

…per non obbligarlo  a una nutrizione standardizzata, decisa dai genitori o dal pediatra. Si rispetta quindi la sua esigenza fisiologica, come dovrebbe avvenire anche durante l’allattamento. Meglio definire delle fasce orarie a cui corrispondono i pasti: colazione, pranzo, merenda, cena.
È necessario, inoltre, valutare con molta attenzione le abitudini alimentari della famiglia prima di consigliare un generico ‘dategli quello che mangiate voi’. Il pediatra, infatti, deve realisticamente tener conto del fatto che in molte famiglie si segue un’alimentazione non corretta, soprattutto in quelle di basso livello socio-culturale: l’alimentazione complementare del bambino può essere quindi una preziosa occasione per favorire un’alimentazione più sana, e, non ultimo, anche per cercare di ridurre le disuguaglianze, di cui la salute è uno dei fattori più importanti”.

Occorre scardinare i falsi miti sui cibi si e no

“Non ci sono alimenti da evitare nei primi due anni e il documento raccomanda di variare l’alimentazione quanto più possibile, introducendo dai sei mesi in poi anche gli alimenti potenzialmente allergizzanti (uovo, arachidi, pesce, pesche), perché ritardarne l’introduzione si è visto che aumenta il rischio di allergie” afferma Maria Carmen Verga. ” Riguardo al pesce, è bene evitare quelli di grandi dimensioni perché sono animali che tendono ad accumulare inquinanti, mentre ad esempio le alici potrebbero essere mangiate anche tutti i giorni. Quello che conta sono la qualità e la quantità di cibo, la frequenza con cui viene offerto e la modalità di cottura, senza sale e con olio extra vergine di oliva a crudo. È importante anche rispettare la stagionalità e privilegiare prodotti del proprio territorio”.

Abituare i bambini a nuovi sapori e consistenze non è, però, un’impresa sempre facile.

” I genitori devono  tenere conto che per abituarsi ed apprezzare un sapore possono essere necessari anche 20 o 30 assaggi. Bisogna inoltre considerare che dai 18 mesi e fino ai due-tre anni, circa, i bambini entrano in una fase di opposizione che è indicativa della maturazione del carattere, diventano persone e quindi esprimono la loro volontà. Ma siccome quest’ultima non sempre corrisponde a ciò che è bene per loro, i genitori non devono farsi scoraggiare dall’ostinazione e dalle forti opposizioni dei figli”, consiglia la pediatra.

Da non dimenticare, come sottolinea il Documento della SIPPS, un’alimentazione sana e corretta del bambino influenzerà il suo benessere e ” i primi mille giorni di vita sono fondamentali per determinare la sua salute futura”.

Testo tratto dai documenti XXXIII CONGRESSO SIPPS 

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