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CANNABIS: LE FALSE CREDENZE DEI RAGAZZI

by La Redazione

“Ma va,  la cannabis non dà dipendenza” oppure “meglio uno spinello che una sigaretta” o ” che vuoi che sia un spinello ogni tanto” sono queste alcune delle “convinzioni” sulla cannabis da parte dei nostri ragazzi. Che purtroppo sono assolutamente FALSE. Per medici e psichiatri sono la causa di deficit cognitivi, come la difficoltà a studiare, a memorizzare,  ad apprendere nuove parole e nuovi concetti,  mancanza di stimoli, apatia, indifferenza e psicosi. Ma soprattutto gli spinelli hanno un effetto a lunga durata… sul cervello dei ragazzi.
Per affrontare questo vuoto informativo per i più giovani sulla cannabis, ed evitare la diffusione di  informazioni non scientifiche e di fake, è stato appena realizzato un opuscolo, semplice e comprensibile dai più giovani, dal titolo: ‘Cannabis, i falsi miti’. Il libretto è stato elaborato dal Gruppo di lavoro per la prevenzione dei danni causati da cannabis, fondato da Antonio Bolognese, professore onorario di Chirurgia generale del dipartimento Pietro Valdoni presso l’università La Sapienza di Roma e patrocinato dalla Omceo di Roma e provincia.

Nell’opuscolo sono state raccolte tutte domande e le risposte dei giovani sul consumo di cannabis; il primo spinello è  intorno agli 11-12 anni.

Un esordio precoce che può portare gravi conseguenze sulla salute mentale dei teenager. Come dimostrano i disturbi psicotici, secondo un dato medio, che possono interessare il 15% dei giovani consumatori – afferma il dott. Giuseppe Bersani,  professore ordinario di Psichiatria all’Università La Sapienza di Roma. “Non è possibile definire il dato in modo più preciso perché – chiarisce  lo psichiatra – alla comparsa di queste forme psicotiche concorrono quattro variabili:

La prima variabile è l’età di esordio dell’assunzione, perché un conto è iniziare a consumare cannabis a 13 anni e un altro è iniziare a 30.
La seconda variabile è la continuità, la regolarità dell’assunzione
.

La terza  variabile è la quantità cumulativa di principio attivo della cannabis (il tetraidrocannabinolo, THC) assunta nel tempo.

Questi tre fattori si combinano, poi, con una vulnerabilità individuale mediata geneticamente (la quarta variabile).

Questi stati psicotici possono essere di tipo simil-schizofrenico o simil schizo-affettivo.  La cosa drammatica- sottolinea l’esperto – è che un disturbo psicotico che esordisce indotto e stimolato dal consumo di cannabis può cronicizzare e quindi non recedere, in molti casi, neanche dopo la sospensione del consumo. È come se l’assunzione di cannabis fosse in grado attivare un processo potenziale, ma non espresso, che una volta attivato segue il suo decorso, indipendentemente dalla prosecuzione o meno dell’assunzione di cannabis. Si tratta di un rischio altissimo’.

Psicosi, depressione e difficoltà di concentrazione

A questo, si aggiungono le conseguenze mentali a lungo termine, sviluppate da una vasta percentuale di soggetti che iniziano ad assumere precocemente cannabis, ma non sviluppano psicosi. Si tratta principalmente della “sindrome amotivazionale, caratterizzata, più che dalla tristezza e dalla malinconia tipiche della depressione vera e propria, da uno stato di apatia, indifferenza, mancanza di motivazione, di interessi, di iniziativa. È strettamente intersecata col deficit cognitivo, con le difficoltà a studiare, a memorizzare’. Alla base della piramide, infine, ci sono le conseguenze di ambito neuro-psicologico che si manifestano con ‘disturbi di memoria e della concentrazione, difficoltà nell’apprendimento verbale. Molti ragazzi che fumano cannabis iniziano prima ad andare male a scuola, poi abbandonano: moltissime interruzioni di studi – ha sottolineato l’accademico- sono legate al consumo di cannabis.

I consumatori precoci, quindi, si autodeterminano una ridotta capacità intellettiva per tutto il resto della vita. Non è un decadimento cognitivo – ha concluso Bersani –  è una cognitività che non si sviluppa perché la cannabis interferisce con il processo evolutivo del cervello che è nel pieno della sua crescita, proprio durante l’età adolescenziale. Le opportunità cognitive che si perdono in adolescenza non si recuperano più”. 

Cannabis moderna, più pericolosa di quella degli anni ’70

Inoltre, come ha sottolineato il direttore dell’Osservatorio sulle dipendenze e psichiatria della Asl Roma 2, Alessandro Vento, la cannabis venduta oggi non è uguale a quella degli anni ’70, in termini di concentrazione di principi attivi, di potenza e di pericolosità. ‘Parlare genericamente di cannabis non ha senso perché possiamo considerarla un contenitore di cannabinoidi. Quanti più ce ne sono, tanto più elevato è il rischio di alterare il funzionamento cerebrale. Sappiamo che sono circa 60-70mila gli studenti delle scuole superiori che consumano quotidianamente cannabis, esponendosi al rischio di disturbi psichiatrici maggiori. Un’altra fetta consuma non in modo quotidiano, esponendosi a disturbi psichiatrici minori. si tratta di numeri importanti che hanno anche un forte impatto a livello di costi per il servizio sanitario nazionale’.

In conclusione, meglio prevenire i danni della cannabis… è peggio dell’alcol e delle sigarette sul cervello dei  giovani!!!!

 

 

 

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