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Alzheimer e malattie neurodegenerative: nuove sfide e speranze di cura

La Giornata Mondiale dell’Alzheimer ha richiamato l’attenzione su ricerca, prevenzione e terapie. Dalla malattia di Huntington arrivano notizie positive

by La Redazione

Giornata Mondiale dell’Alzheimer: perché non basta una ricorrenza

Il 21 settembre il mondo ha celebrato la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita da Alzheimer’s Disease International (ADI) per richiamare l’attenzione sulla ricerca, l’assistenza e i diritti delle persone con demenza e delle loro famiglie. Negli ultimi anni, l’intero mese di settembre è stato riconosciuto come Mese Mondiale dell’Alzheimer, occasione per moltiplicare le iniziative di sensibilizzazione, formazione e solidarietà in Italia e all’estero (alzint.org).

Ma il dibattito non può esaurirsi in una data simbolica. Parlare di Alzheimer significa affrontare una delle sfide più urgenti per la salute pubblica e per la società, che richiede azioni concrete e continuità ben oltre il calendario delle ricorrenze.


Malattie neurodegenerative: non solo Alzheimer e Parkinson

Quando si parla di neurodegenerazione, il pensiero corre subito ad Alzheimer e Parkinson. In realtà queste patologie sono solo la punta dell’iceberg: rappresentano gruppi di sindromi diverse, causate da fattori biologici complessi e aggravate dall’esposizione a sostanze tossiche e ambientali.

Le stime sono allarmanti: entro il 2050, oltre 150 milioni di persone nel mondo saranno colpite da una malattia neurodegenerativa con declino cognitivo, tre volte più di oggi. Un vero allarme sociale, per i costi sanitari e per l’impatto devastante sulla qualità di vita dei malati e dei loro caregivers.


Huntington: la malattia rara che fa scuola alla ricerca

Tra le patologie neurodegenerative, la malattia di Huntington rappresenta un modello unico. È sempre genetica e dominante: in ogni famiglia colpita, non si ammala solo un individuo, ma fino a cinque parenti per ciascun malato. Gravissima, combina sintomi simili all’Alzheimer e al Parkinson ed è prevedibile con un test genetico.

Proprio per queste caratteristiche, l’Huntington è diventata un laboratorio di studio cruciale. Comprendere le sue cause e i suoi meccanismi può aprire strade terapeutiche utili anche per altre malattie neurodegenerative.


Prevenzione: fino al 45% dei fattori di rischio è modificabile

Un dato spesso poco conosciuto: fino al 45% dei fattori di rischio dell’Alzheimer è legato allo stile di vita e può essere modificato.

Le strategie più efficaci?

  • Esercizio fisico regolare

  • Controllo di diabete e colesterolo

  • Cura di vista e udito

  • Riduzione dell’esposizione a sostanze tossiche

  • Stop al fumo di sigaretta

Sono azioni semplici, che possono rallentare i processi neurodegenerativi e migliorare la qualità della vita, anche in assenza di terapie risolutive.


Terapie innovative: tra limiti e nuove prospettive

Le ricerche più recenti sull’accumulo di beta-amiloide hanno segnato un passo avanti, ma non hanno ancora risolto il problema centrale: bloccare la progressione della malattia. I farmaci disponibili offrono benefici limitati (non oltre il 30%) e con effetti collaterali importanti, risultando indicati solo in casi selezionati e avanzati.

Diverso il panorama sull’Huntington: la causa è nota, e questo consente approcci più mirati. Oggi oltre 60 aziende biotech nel mondo stanno sviluppando terapie innovative. In Italia, la Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) e l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, con il supporto di sette associazioni di pazienti, stanno conducendo una sperimentazione di fase II su un farmaco che agisce sull’RNA messaggero responsabile della proteina tossica Huntingtina. I primi risultati sono incoraggianti.


La sfida della ricerca: dall’Huntington all’Alzheimer

L’auspicio degli esperti è che lo studio di una malattia rara come l’Huntington, con una causa chiara e definita, apra un corridoio di conoscenze utile a decifrare anche Alzheimer e Parkinson, patologie più diffuse ma più complesse per varietà di forme e fattori scatenanti.

In questa prospettiva, l’Huntington – pur essendo rara – offre forse una strada di cura più raggiungibile, con possibili ricadute positive su milioni di persone che oggi non hanno ancora una terapia efficace.


📌 Fonti: Fondazione Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) – Roma; Ospedale IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza – San Giovanni Rotondo.

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