La vita digitale dei giovanissimi sta per cambiare. In Italia è in discussione un disegno di legge bipartisan che prevede l’accesso ai social network e alle piattaforme di condivisione video solo dopo i 15 anni di età. Parliamo di TikTok, Instagram, Facebook, YouTube, Twitch e simili.
Un intervento che punta a regolare il fenomeno dei baby influencer e dello sharenting (la condivisione di immagini e contenuti dei figli da parte dei genitori), sempre più diffusi ma ancora privi di una normativa specifica.
Secondo Il Messaggero, l’obiettivo è approvare la norma entro l’inizio del 2026. Per garantire controlli efficaci, i fornitori di servizi dovranno utilizzare un mini-portafoglio digitale nazionale, disponibile dal 30 giugno 2026, per verificare l’età degli utenti.
«Ogni giorno che passa rischiamo di perdere dei giovani», ha dichiarato all’Ansa la senatrice Lavinia Mennuni (FdI), prima firmataria della proposta, sottoscritta anche da senatori Pd e Iv.
Perché serve una legge?
Al momento in Italia non esiste una norma specifica sui baby influencer: si applicano regole generali sul lavoro minorile, sul diritto all’immagine e sulla privacy.
Il nuovo ddl introduce invece:
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limite di età a 15 anni per l’apertura di account social;
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verifica obbligatoria tramite portafoglio digitale;
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tutela economica dei guadagni, che confluiranno in un conto intestato al minore ma “congelato” fino alla maggiore età;
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monitoraggio Agcom, con report annuali e sanzioni fino a 600.000 euro per violazioni (Agcom, ANSA 2025).
Un modello che prende spunto anche da esperienze internazionali: in Francia, ad esempio, dal 2020 i baby influencer sono assimilati a bambini-attori e sottoposti a regole sul lavoro minorile, orari e contratti. (Agenda Digitale). Importante: non ci sarà distinzione tra uso “professionale” (baby influencer) e uso “amatoriale” (video con amici, selfie, balletti): la restrizione vale per tutti i contenuti pubblicati dai minori di 15 anni.
Rischi e benefici dei social nei più giovani
L’uso precoce e intensivo dei social è associato a maggiori livelli di ansia e stress emotivo (WHO, 2024), ma anche a un impatto negativo sull’autostima quando il feedback online diventa il principale metro di valutazione.
Uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour (2025) ha evidenziato come gli adolescenti con fragilità psicologiche siano più vulnerabili: tendono a confrontarsi di più, passano più ore online e subiscono in modo più forte gli effetti dei like e dei commenti (Nature).
Al tempo stesso, però, la ricerca europea del Joint Research Centre mostra che l’impatto non è sempre negativo: molto dipende dal contesto familiare, dalla supervisione degli adulti e dall’uso consapevole degli strumenti digitali. (JRC EU)
Un cambiamento culturale
Il ddl non è solo un provvedimento tecnico: rappresenta un cambio di prospettiva. Significa riconoscere che i minori hanno diritto a crescere con tempi rispettati, senza pressioni economiche o sociali legate al successo digitale.
Come per la scuola, lo sport e le attività creative, anche l’uso dei social va guidato, educato e protetto.
Cosa possono fare i genitori oggi?
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Stabilire regole chiare sul tempo online (pause digitali, orari senza schermi).
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Parlare apertamente con i figli delle esperienze online, ascoltando difficoltà e dubbi.
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Spiegare la privacy: foto e video una volta online possono restare per sempre.
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Valorizzare attività offline: sport, arte e amicizie reali rafforzano l’autostima.
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Dare l’esempio: anche i genitori dovrebbero limitare lo sharenting e riflettere prima di postare immagini dei figli.
👉 La stretta italiana sui baby influencer, se approvata, potrebbe segnare un punto di svolta nella protezione dei minori nel mondo digitale. Un passo importante per garantire che i social diventino uno strumento di crescita e non una fonte di rischio.