In occasione della 13ª Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, i dati evidenziano progressi ma anche ritardi. Gli italiani buttano ancora 555,8 grammi di cibo a settimana: più di francesi, spagnoli, olandesi e tedeschi
Ogni settimana, nelle cucine italiane, si consuma un piccolo gesto che ha grandi conseguenze: buttare via cibo ancora commestibile. Pane raffermo, frutta ammaccata, avanzi dimenticati in frigorifero. Azioni rapide, quasi automatiche, che però pesano su ambiente, economia e società. E l’Italia, in questo scenario, non brilla per virtuosismo.
Secondo il Cross Country Report 2025 di Waste Watcher International, lo spreco alimentare pro capite settimanale nel nostro Paese si attesta a 555,8 grammi: una cifra superiore a quella di Francia (459,9 g), Spagna (446,5 g), Olanda (469,6 g) e Germania (512,9 g). Circa 100 grammi in più a persona rispetto a uno spagnolo o a un francese, che ci collocano all’ultimo posto tra i principali Paesi europei.
Un trend in miglioramento, ma lontani dagli obiettivi 2030
C’è tuttavia una nota positiva: dal 2015 a oggi lo spreco pro capite è diminuito di quasi 100 grammi, passando da 650 grammi agli attuali 555,8. Un segnale che la sensibilità verso il tema sta crescendo, ma ancora insufficiente per raggiungere l’obiettivo fissato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che prevede una riduzione dello spreco domestico fino a 369,7 grammi a settimana.
Un paradosso globale: sprechi e fame coesistono
A livello mondiale, i numeri sono ancora più allarmanti. Secondo il Food Waste Index Report 2024 dell’UNEP, ogni anno vengono sprecate 1,05 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione alimentare globale. Ogni persona butta via quasi 80 chilogrammi di alimenti all’anno, mentre oltre 670 milioni di persone soffrono la fame.
Le conseguenze ambientali sono altrettanto gravi: lo spreco alimentare è responsabile di quasi il 10% delle emissioni globali di gas serra e consuma un quarto dell’acqua dolce destinata all’agricoltura. Se fosse un Paese, lo spreco sarebbe il terzo maggiore emettitore di CO2 al mondo, dopo Cina e Stati Uniti.
La cucina antispreco secondo lo chef Nicola Longanesi
Ma come si può invertire questa tendenza partendo dalle nostre case? Ne abbiamo parlato con lo Chef Nicola Longanesi, ex concorrente di MasterChef e testimonial della cucina antispreco, che promuove il riuso creativo in cucina.
“Nella maggior parte dei casi lo spreco non nasce da cattiva volontà, ma da una gestione poco attenta della dispensa e da una conoscenza limitata delle corrette modalità di conservazione degli alimenti”, spiega Longanesi.
La soluzione? Organizzazione e creatività. “Gli avanzi possono trasformarsi in ottimi piatti comfort: frittate, brodi, salse, minestroni. Gli avanzi di carne e affettati, in particolare, sono protagonisti ideali del riuso, proprio per il loro valore e per l’esigenza di non sprecarli”.
I consigli pratici per ridurre lo spreco
Secondo lo chef, il primo passo è pianificare la spesa in modo consapevole: conoscere le porzioni giuste e pesare gli alimenti aiuta a capire quanto cibo si consuma realmente. “È importante alternare la grande distribuzione ai piccoli commercianti, per acquistare solo ciò che serve. Meglio privilegiare il cibo fresco rispetto a quello già congelato, così da gestire autonomamente le scorte”.
Anche il congelamento è un’arte da padroneggiare: “Suddividere gli alimenti in porzioni e rispettare le giuste modalità di conservazione permette di allungarne la vita ed evitare sprechi inutili”.
Tre ricette antispreco per valorizzare gli avanzi
Lo Chef Longanesi propone tre ricette che dimostrano come gli scarti possano diventare cucina di qualità:
Ravioli ripieni di bollito di carni bianche con salsa al Parmigiano, crema di zucca e pesto di cavolo nero: gli avanzi di gallina e cappone tritati finemente diventano un ripieno equilibrato, arricchito da tre preparazioni che bilanciano dolcezza, sapidità e freschezza.
Tagliatelle al ragù bianco di salumi, carciofi fritti e pepe nero: ritagli e scarti di salumi trasformati in un ragù intenso e armonico, completato da carciofi croccanti e pepe nero.
Patate al cartoccio ripiene con ragù di bollito e Brie: la carne del bollito diventa un ragù ricco, arricchito con Brie fuso che crea una superficie dorata e cremosa.
Tre esempi concreti di come la cucina di recupero possa coniugare sostenibilità e gusto, trasformando quello che sembrava uno scarto in un piatto d’eccellenza.
Fonte: Carni Sostenibili